valeria 的个人资料* Nuda Veritas *照片日志列表更多 ![]() | 帮助 |
|
3月24日 Telefonia..come non restare fregati dal post Bersani Come tutti saprete a partire dal 4 marzo sono stati aboliti con il decreto Bersani costi di ricarica dei cellulari..per questo i gestori telefonici, chi più chi meno si stanno ingegnando perchè quello che perdono da una parte rientri loro dall'altra..Con aumenti, offerte, nuovi servizi di messaggistica a pagamento ecc..per riuscire a orientars nella giungla delle tariffe telefoniche riporto una sintesi di alcuni articol sull'argomento pubblicati su www.soldiblog.it con qualche consiglio su come non passare per fessi..
La dura legge del taglione delle tariffe telefoniche
"Consumatori - gestori di telefonia mobile 1 a 0. Vinta la battaglia con l'abolizione dei costi di ricarica non si può dire che lo sia la guerra contro gli extra costi applicati ai telefonini. L'assedio agli interessi di settore sembra infatti destinato a durare ancora a lungo per quanto riguarda lo scatto alla risposta e la trasparenza sulle informative dei piani tariffari. Nonostante l'entrata in vigore della delibera del 6 marzo dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni sui prospetti informativi "trasparenti" i vari gestori non sembrano aver migliorato la leggibilità delle tariffe agli occhi dei consumatori. Certo ora compaiono sui vari siti delle comode e consultabili tabelline a volte anche comparative, fermo restando però un fitto sottobosco di noticelle e postille di non immediata comprensione.
Anche sul fronte costi di ricarica sembrano sorgere alcune complicazioni….se alcuni operatori hanno deciso il passaggio obbligato per il proprio bacino di utenza a tariffe più costose, altri hanno invece optato per la riformulazione delle offerte commerciali a tutto vantaggio delle opzioni "flat".
E' il caso di Tim il cui neo-direttore generale Luca Luciani ha iniziato una politica tariffaria rivoluzionaria di rottura con il passato proponendo un ventaglio di offerte flat, tra cui MaxxiDay che offre la possibilità di disporre di 500 minuti al giorno per chiamare Tim e inviare 500 Sms sempre a telefonini Tim, al costo di 1 euro per un giorno, fino a 10 euro per 10 giorni. Sempre in questi giorni (ma a un target molto mirato di clienti di carte prepagate) ha offerto per 4 euro al mese 1.000 minuti di chiamate verso altri telefonini Tim. Si prosegue poi con le tariffe "Tutto Compreso" da 30, 60, 90 euro a sostituzione delle vecchie Tim Relax:
Il ricco piatto delle offerte telefoniche prosegue con il cambio di rotta di Vodafone, che capita la tendenza all'utilizzo dello standard IP per le chiamate, apre a nuove frontiere cercando di dimenticare la burrascosa rivoluzione normativa. Arriva frettoloso dal Cebit di Hannover l'annuncio di un nuovo servizio che permetterà di effettuare chiamate via telefonino sfruttando la rete Internet. Sebbene il servizio in oggetto, denominato in codice Starfish e di fatto un programma "clone" di Skype, sia ancora un progetto pronto solo sulla carta il fatto che il primo carrier di telefonia mobile al mondo abbia di fatto confermato l'intenzione di portare sul cellulare anche i servizi Voip (dopo quelli di eBay, YouTube e MySpace) è sintomo di una imminente rivoluzione nel settore. Offrendo infatti ai clienti un software in grado di attivare chiamate su reti Ip, Vodafone metterebbe a repentaglio una parte dei propri profitti derivanti dalle chiamate voce tradizionali, e cioè l'attuale gallina delle uova d'oro per tutti gli operatori di rete mobile . Non cercherà mica di farci dimenticare, con clamorosi effetti speciali, lo scandaloso tentativo di appiopparci opzioni mai richieste sui piani tariffari per recuperare pecunia sui costi di ricarica?? "Chiediamo all'Autorità per le comunicazioni di intervenire con urgenza, per verificare se il comportamento di Vodafone sia pienamente legittimo e, se necessario, disporre l'interruzione del servizio - afferma il Presidente Codacons, Carlo Rienzi - L'impressione dei consumatori è che, dopo il taglio dei costi di ricarica imposto dal Decreto Bersani, l'arroganza delle compagnie telefoniche torni a farsi sentire più forte di prima". Chi riuscirà a sopravvivere alle dure leggi del marcato ora che il protezionismo sul settore si sta sgretolando?"
Come aggirare la tele-truffa Vodafone gli operatori di telefonia mobile le stanno provando tutte per compensare la perdita provocata dall'abbattimento dei costi di ricarica ... questo però non implica che il fine giustifichi i mezzi. Oltre a Wind anche Vodafone ha adottato un piccolo stratagemma per arginare le perdite sui costi fissi a totale insaputa dei consumatori. Dal 6 marzo infatti ha introdotto due nuove "funzionalità" ricezione SMS vocale e notifica ricezione vocale, una sorta di segreteria telefonica (al costo di 0,29 Euro a chiamata) attivato automaticamente a tutti coloro che non usano la segreteria telefonica ossia il 99% degli utenti.
Quando chiamerete un/a vostro/a amico/a e il telefono è spento sentirete una voce che vi dirotterà al nuovo servizio. Per disabilitare questa funzione è necessario:
Da questo momento chi vi chiamerà a cellulare spento non pagherà più i 29 centesimi per questo servizio che nessuno ha richiesto!! ( Il servizio può essere disattivato anche chiamando il numero 42070, gratuito almeno questo. ndr.)
Chi semina Wind raccoglie tempesta! "Gentile cliente, dal 01/05 il suo piano tariffario Wind 10 diventerà Wind 12. Per info sulle nuove condizioni chiami il 158" Come denunciato da una nostra lettrice e confermato da una associazione Consumatori in questi giorni il "furbetto" del telefonino Wind ha comunicato a centinaia di clienti questo messaggio in cui si da chiara indicazione dell'avvenuto cambio tariffario da Wind 10 a Wind 12. Wind 12, come si legge nella pagina di presentazione, prevede una tariffa, applicata per chiamate verso qualsiasi numero, di 12 centesimi di euro al minuto, uno scatto alla risposta di 16 centesimi (che con Wind 10 era di 15 cent), 15 centesimi per ogni SMS e notifica SMS (contro i 10 dell'offerta precedente), 60 centesimi per gli MMS. Le videochiamate verso cellulari Wind costeranno 50 centesimi al minuto, mentre quelle effettuate verso numeri di altri operatori costeranno 1 euro al minuto. Le lagnanze degli utenti vertono sul passaggio forzato dal piano tariffario previsto da Wind 10 alla nuova offerta Wind 12, meno conveniente. Gli operatori del call center Wind, interpellati dalla redazione a più riprese, sono stati concordi nel sottolineare che la variazione contrattuale coinvolgerà solamente chi oggi aderisce al piano Wind 10 e che questa modifica avviene in conformità all'articolo 2.4 della carta dei servizi.
Secondo il Codacons la strategia elaborata dalla compagnia “elude il Decreto Bersani con conseguenze pesanti per gli utenti". Ad aggravare la situazione secondo D'Ambra la politica al rialzo di wind che verrà prossimamente applicata anche agli altri piani tariffari. L'Authority, inoltre, Generazione Attiva ha denunciato anche altri comportamenti ritenuti scorretti, "come quello di Tim e Vodafone circa il servizio SOS RICARICA su cui permane il costo di ricarica (ricarica da 3,00 euro contenente 1,00 euro rappresentato da costo di ricarica e solo 2 Euro di traffico)". Adusbef e Federconsumatori hanno tempestivamente provveduto a denunciare l’accaduto all’Agcom perché ne valuti la legittimità sostenendo che le modifiche unilaterali dei contratti sono state attuate, illegittimamente, per recuperare quanto perso dai tagli dei costi di ricarica. A denunciare l’attivazione di servizi non richiesti è invece l’Adoc, che chiede all’Authority di punire le compagnie protagoniste di ogni forma di elusione della legge che ha abolito i costi di ricarica visto che “migliaia di consumatori si lamentano per l’attivazione della segreteria telefonica, per la modifica unilaterale del piano tariffario, per la difficoltà nel reperire ricariche di piccolo taglio”. Noi ci associamo invece al Movimento Consumatori nel consigliare il cambio di gestore viste le schizofreniche cattive notizie che piovono continuamente dall'aranciato cielo di Wind. E' in questi giorni arrivato sul tavolo dell'Antitrust anche un esposto per pubblicità ingannevole, "dopo i messaggi che per giorni hanno invaso giornali, tv e radio veicolando informazioni che lasciavano intendere come, quella dell'eliminazione dei costi di ricarica, fosse stata una spontanea scelta degli operatori e senza minimamente far riferimento all'obbligo derivante dal Decreto legge che ne ha imposto l'abolizione.
....disinformazione.itNon è durato nemmeno tre giorni il senso di lieve sollievo dopo il rilascio del giornalista italiano Daniele Mastrogacomo rapito dai "talebani", il governo italiano con la presa di distanza dalle trattative portate avanti da emergency ha definitivamente detto addio ad ogni minima parvenza di discontinuità dalla politica di chi lo ha preceduto affermando la sua presenza in afganistan come una forza a fianco dell'invasori e non del popolo afgano..Ieri Massimo D'Alema, bombardato dalle accusa mosse dagli usa, dal governo afgano, dall' onu, insomma da tutti per aver trattato con i terroristi ha nascosto finalmente la sua manina dietro la schiena prendendo le distanze dalla mediazione importantissima di gino strada e promette a cordoleeza rice di mandare un altro contingente e degli armamenti in Afganistan.
La mozione sul rifinanziamento delle truppe in Afganistan sarà discussa alle camere martedì e lo spettro della scorsa crisi di governo aleggia ancora nelle stanze istituzionali e avrà purtroppo diritto di voto.
E intanto in Afganistan la guerra è ancora in corso, le truppe italiane sono coinvolte in azioni di guerra vere e proprie a sud del paese, luogo ameno in cui il controllo da parte del governo fantoccio afgano è completamente assente. Inoltre mentre in italia si sta a scusarsi son la nuova lady di ferro, in versione stelle e strisce, la sorte del mediatore d emergency che ha trattato per la liberazione di Mastrogiacomo, rapito dal governo afgano è incerta, come quella dell'interprete del giornalista di cui si sarebbero perse le tracce dopo la liberazione..Nemmeno la riconoscenza verso chi ha permesso di risparmiare una vita rischiando la propria ci fa trovare la dignità di andare fino in fondo e chiedere verità..
Per fortuna qualcuno questa verità ce la dice ... pubblico qui sotto un saggio scritto da Antonella Randazzo per www.disinformazione.it il e pubblicatto il 19 marzo 2007 , su come samo arrivati a questa guerra e quanto poco siano nobili gli scorpi e gli inetressi dei nostri alleati d'oltreoceano.
La distruzione dell’Afghanistan di Antonella Randazzo Da molti anni le autorità anglo-americane si accaniscono in maniera crudele e spietata contro l'Afghanistan. Già nel 1919, gli inglesi fecero guerra all'Afghanistan per poter continuare ad imporre il proprio dominio. Quell'anno la resistenza afgana, guidata da Amanullah Khan, riuscì a prevalere e a rendere il paese indipendente. Iniziò una fase di riforme e cambiamenti. Furono realizzati sistemi d’irrigazione, costruite nuove strade e scuole, e venne abolito l'obbligo di portare il velo. Per molti anni gli inglesi e gli americani cercarono di imporre un controllo indiretto, finanziando governi conservatori. Negli anni Settanta diventò più difficile controllare l'Afghanistan perché il paese tendeva a laicizzarsi e a realizzare una maggiore libertà e indipendenza. Invano le autorità statunitensi foraggiavano bande di estremisti religiosi, che avevano il compito di opporsi alle riforme. Una svolta importante si ebbe nel 1978, quando il Partito Democratico del Popolo afghano (PDPA) iniziò la "rivoluzione d'aprile" e fondò la Repubblica Democratica dell'Afghanistan, sotto la guida di Nur Muhammad Taraki. Ogni ragazza poteva andare alle scuole superiori e all'università. Potevamo andare dove volevamo e vestirci come ci pareva... Potevamo frequentare i caffè, e il venerdì andavamo al cinema a vedere gli ultimi film indiani e ascoltare gli ultimi successi della musica hindi... Tutto è cominciato ad andare storto quando i mujaheddin hanno iniziato a vincere... Uccidevano gli insegnanti e bruciavano le scuole... Eravamo terrorizzate. Era comico e nel contempo triste pensare che quelle erano le persone che erano state sostenute dall'Occidente.[2] Il governo afgano veniva continuamente minacciato dagli Usa, e per questo chiese all'Urss di essere aiutato militarmente. Le autorità americane volevano intervenire prima possibile per abbattere il legittimo governo afgano. Anni dopo, lo stesso Zbigniew Brzezinski[3], Consigliere per la Sicurezza Nazionale , confessò a Le Nouvel Observateur del 15 gennaio del 1998, che gli Usa avevano attuato in Afghanistan una serie di operazioni di sostegno dei mujaheddin, per alzare le probabilità di un intervento russo: Secondo la versione ufficiale della faccenda, gli aiuti ai mujaheddin da parte della Cia sono cominciati durante il 1980, ovvero, dopo che l'armata rossa aveva cominciato l'invasione dell'Afghanistan il 24 Dicembre 1979. La realtà, rimasta fino ad oggi strettamente celata, è completamente diversa: è stato il 3 luglio 1979 che il presidente Carter ha firmato la prima direttiva per aiutare segretamente gli oppositori del regime filo sovietico di Kabul. Quello stesso giorno ho scritto una nota al presidente nella quale si spiegava che a mio parere quell'aiuto avrebbe determinato un intervento armato dell'unione sovietica in Afghanistan. (...) Non abbiamo spinto i russi ad intervenire, ma abbiamo consapevolmente aumentato le probabilità di un loro intervento... Il ruolo fondamentale è svolto dai servizi segreti pakistani (ISI) che ricevono intelligence e finanziamenti da USA e Arabia Saudita ( sono questi gli anni dell'alleanza economica tra la famiglia Bush e la famiglia saudita dei bin Laden, al cui proposito torneremo in seguito). L'ISI gestisce autonomamente i fondi americani e la guerra contro la Russia non viene presentata al popolo afgano e ai volontari stranieri (che d'ora in poi chiameremo arabi-afgani) come una guerra pro-America, ma come una jihad islamica contro gli infedeli comunisti. I pochi ufficiali, che in realtà erano a conoscenza del vero ruolo americano, lo hanno silenziosamente accettato, pur di abbattere l'allora principale nemico russo.[4] A partire dal luglio del 1979, la Cia iniziò ad organizzare l'esercito dei mujaheddin, per poter fare una grande guerra per procura, sul modello di quella organizzata nel Laos negli anni Sessanta e Settanta. I capi mujaheddin erano fanatici, spietati e sanguinari, e ricevevano grosse somme dalla Cia per arruolare e addestrare. Uno di loro, Gulbuddin Hekmatyar, nel 1986, venne invitato a Londra, e in quell'occasione il Primo ministro inglese Margareth Thatcher lo definì "combattente per la libertà".[5] Questi manuali zeppi di riferimenti al Jihad e di immagini di fucili, proiettili, soldati e mine sono alla base del programma scolastico nazionale. Anche i talebani hanno usato i libri pubblicati con i soldi americani (...). (libri che ) Hanno fomentato la violenza in un'intera generazione.[6] Il fanatismo e la violenza fomentati dagli Usa scatenarono in Afghanistan, negli anni Novanta, una guerra civile. I Talebani, nel 1994 divennero la formazione politico-militare più forte, e alla fine degli anni Novanta sottomisero il paese all'estremismo religioso più violento e disumano. Nel 1996 si impadronirono di Kabul grazie all'aiuto della società petrolifera americana Unocal (Union Oil of California), della Cia e dei servizi segreti pakistani. Dal gennaio del 1980, gli Usa sostennero economicamente e militarmente il Pakistan, allo scopo di bloccare l'avanzata dell'Urss in Afghanistan. Nel 1987 gli Usa avevano dato alla guerriglia circa 65000 tonnellate di armi e aiuti economici fino a 470 milioni di dollari. L'Isi assunse ben 150.000 persone, grazie ai dollari americani, e costruì un'organizzazione segreta efficiente e potente, che finanziava cellule di al Qaeda ovunque. Nel 1989 le truppe sovietiche furono costrette al ritiro. Questa sconfitta contribuirà alla futura dissoluzione dell'Urss, che era uno degli obiettivi dell'élite americana. Il mondo assistette ignaro ai cambiamenti drammatici in atto in Afghanistan: nel 1993 era ormai un paese distrutto. Sarà diviso in diverse zone di influenza. Il Pakistan, grande produttore di oppio, voleva incrementare la produzione e il controllo di questa droga, e creò in Afghanistan grandi piantagioni di oppio. La Cia approvò pienamente il progetto e l'Afghanistan diventò uno dei maggiori produttori di oppio.[7] Secondo quanto confidato al nostro giornale da fonti attendibili, la società americana (Unocal) starebbe trattando con le autorità locali perché venga garantita la sicurezza del suo personale impegnato sul suolo afgano. Un'operazione curiosa, quella dell'azienda, dato che l'Afghanistan, considerato un fiancheggiatore del terrorismo, è oggetto di pesanti sanzioni da parte delle Nazioni Unite. I rapporti fra gli Usa e i Talebani diventarono a dir poco ambigui e strani. La Enron stabilì stretti legami con i Talebani per realizzare un oleodotto. Il paradosso fu che mentre Clinton bombardava l'Afghanistan, come presunto covo di bin Laden, la Enron foraggiava i talebani. Ufficialmente, già nel 1996, Osama bin Laden aveva trovato rifugio in Afghanistan e nell'agosto aveva iniziato la cosiddetta "guerra all'America". Nel novembre di quell'anno si ebbe un attentato terroristico in Arabia Saudita, che fece diciannove morti. Anche gli attentati del 23 febbraio del 1993 contro il World Trade Center, che uccisero 6 persone e ne ferirono più di 300, e del 1995 a Riad, furono collegati alla rete di bin Laden, ma come nulla fosse la Unocal e la Enron facevano affari con i Talebani. Nel 2000 si hanno prove di sostegno ai Talebani tramite l'Isi. Quindi, gli Usa, mentre ufficialmente criminalizzavano i Talebani, di nascosto li finanziavano e facevano affari con loro. I media parlavano di una rottura fra i Talebani e gli Usa, e di una conseguente "guerra terroristica" iniziata dai Talebani delusi dagli Usa. Le autorità statunitensi iniziarono nel 2000 ad attuare misure contro l'Afghanistan. Il Toronto Sun scriveva il 4 dicembre del 2000: "Gli Stati Uniti misero in atto, contro l'Afghanistan devastato dalla guerra un embargo punitivo stile Iraq, in un momento in cui buona parte dei diciotto milioni di abitanti del paese era senza tetto e stava morendo di fame".[8] Nei giorni successivi all'11 settembre, Bush si prodigò a dimostrare che i Talebani erano nemici, arrivando addirittura a parlare di un'operazione per abbattere il regime talebano. Il piano, che era stato delineato nella "Direttiva presidenziale per la sicurezza nazionale", sosteneva interventi militari, diplomatici e di intelligence per lottare contro al Qaeda. In realtà si trattava di un'invasione progettata già dal 1997.[9] Successivamente l'Onu, con la risoluzione n. 1368 ha legittimato la guerra, e dall'agosto del 2003 è intervenuta la Nato. Anche oggi i rapporti fra le autorità americane e Talebani sono a dir poco inquietanti. I mass media creano sempre più confusione sulla situazione afgana, per nascondere la verità. Alcune fonti[11] sostengono che i Talebani traggono profitti dai raccolti di oppio, mentre altre fonti[12] sostengono che è la Cia a coordinare la produzione e lo smercio internazionale dell'eroina. Il commercio di droga è terzo per la quantità di profitti (dopo il petrolio e la vendita di armi). E' un settore di massima importanza per la criminalità organizzata e per i servizi segreti americani. La Cia finanzia le sue numerose guerre per procura anche grazie ai proventi di questo traffico, e accresce il suo potere finanziario con investimenti nelle numerose banche compiacenti. Alla luce di questo si comprende che l'economia della droga ha dei padroni molto potenti, che basano il loro potere sulla supremazia militare mondiale e sul lavoro dell'intelligence. E' facile capire che non si tratta dei Talebani. Gli stessi americani sostengono che i Talebani si autofinanziano grazie al traffico di droga. Ma il traffico di oppio, in Afghanistan, è controllato dai Signori della guerra, che sono a loro volta controllati dal governo Karzai (che è controllato dalla Cia). Poco tempo fa emerse una lista di nomi dei Signori della guerra che controllano il traffico di droga. La lista venne immediatamente insabbiata perché c'era anche il nome del fratello di Karzai. Siamo proprio sicuri che siano un gruppo di Talebani i nemici da combattere? Dai fatti non si direbbe. Attraverso l'agenzia Usa per lo sviluppo internazionale (Usaid), le autorità americane finanziano gruppi di estremisti islamici, che operano, oltre che in Afghanistan, anche in Egitto e in Pakistan. Ufficialmente l'Usaid sarebbe un'organizzazione benefica, ma sono emerse numerose prove e testimonianze dell'aiuto finanziario che fornisce ai Talebani. In diversi casi è emerso che i Talebani sono stati protetti dai servizi segreti statunitensi. Il comandante delle truppe Isaf, il britannico David Richards, che aveva individuato una strategia per isolare i Talebani dalla popolazione, nel febbraio scorso è stato immediatamente sostituito con il generale americano Dan McNeil. I Talebani sarebbero riforniti ed equipaggiati sul territorio pakistano, come avveniva al tempo della guerra contro l'Urss, e sarebbero persino aiutati dal governo di Islamabad, con 2.500 esperti combattenti. Ma il governo pakistano è controllato, attraverso l'Isi dalla Cia. Ufficialmente, il governo di Pervez Musharraf è al fianco di Bush e contro i Talebani, ma in segreto aiuta ad armare e addestrare i terroristi, controllato dalla Cia, com'è sempre avvenuto. Nel 2006 sono state prodotte 6.100 tonnellate di oppio. Le coltivazioni interessano almeno 164.700 ettari e permettono di produrre il 90% del fabbisogno mondiale. La Costituzione afgana è stata redatta dagli occupanti, e presenta paradossali ambiguità: in teoria riconosce i diritti umani, politici e civili e la parità tra uomini e donne, ma in realtà non impedisce la pena di morte, la lapidazione e i "reati" religiosi. I fondamentalisti religiosi, grazie alle autorità americane, hanno acquisito un potere enorme. Essi impongono la legge coranica in modo fanatico, e così aiutano gli Usa ad opprimere i cittadini. Nel settembre del 2006 gli italiani parteciparono all'offensiva chiamata operazione 'Wyconda Pincer', che per sbaglio venne resa nota, facendo capire a tutti che le truppe Isaf non sono "truppe di pace". I combattimenti sono contro la resistenza afgana, che vuole liberare il paese dall'occupazione occidentale. Probabilmente, i Talebani servono a terrorizzare la popolazione e a permettere di propagandare la guerra come "missione contro il terrorismo". Le autorità anglo-americane non ritengono possibile lasciare l'Afghanistan libero perché si tratta di un'area geostrategicamente importante, e perché occorre controllare la produzione di oppio. Le autorità occidentali vogliono apparire, attraverso i media, come benefattori. Non hanno il coraggio di dire che la missione Isaf è una missione di guerra. Una guerra contro un popolo, che prevede combattimenti feroci e l'uccisione di civili inermi. Oggi esistono numerosi filmati che testimoniano questo. Anche i rapporti delle Forze Aeree Usa (Centaf) attestano che la missione Isaf è una missione di guerra. Ad esempio, uno di questi rapporti dice: 4 ottobre (2006), 35 sortite. Un bombardiere Usa B- 1 ha sganciato bombe Gbu-38 da 227 chili nella provincia di Uruzgan nel corso di una battaglia tra truppe Isaf e talebani. Caccia britannici Harrier hanno bombardato la zona di Samangan con bombe bombe Gbu-38 e missili. Gli stessi aerei hanno poi sganciato bombe Gbu-16 “Paveway II” da 454 chili e lanciato missili nel distretto di Garmsir (Helmand). Missioni di supporto aereo alle truppe Isaf impegnate in combattimenti a Nawzad (Helmand) e a Sado Kala (Ghazni).[14] .Le forze Nato spacciano i morti civili per Talebani. PeaceReporter ha documentato che alcuni fucili sono stati messi addosso ai morti per poterli spacciare per Talebani: L'aviazione bombarda i villaggi in cui si pensa vi siano dei Talebani. Vengono sganciati ordigni da 500 libbre , che non distinguono certo tra combattenti e civili. Dopo il raid aereo, intervengono sul posto le forze speciali per verificare il risultato dell'attacco e fare rapporto al comando... Queste pattuglie si portano sempre dietro una bella scorta di kalashnikov sequestrati in altre occasioni e li depongono accanto ai civili. Scattano una bella foto ed ecco che quei morti, nel rapporto, diventano talebani. Il sistema lo hanno inventato gli statunitensi, stanchi di vedersi messi sotto accusa per i "danni collaterali": con queste messe in scena e con le prove fotografiche sanno di poterla fare franca di fronte a chiunque li accusi. Ma adesso hanno imparato a fare lo stesso anche i britannici e i canadesi. Tale pratica si sta però rivelando strategicamente controproducente, perché la popolazione locale, che in passato non appoggiava minimamente i talebani, preferisce andare a combattere con loro per vendetta o semplicemente perché, se vengono ammazzati lo stesso, tanto vale morire in battaglia... "Uccisi 50 talebani qui, 90 Talebani là", in realtà si tratta sempre di civili spacciati per talebani con il giochino dei fucili buttati vicino ai cadaveri... La Nato bombarda senza sosta, di giorno e di notte... Sparano su tutti, senza stare a guardare se sono civili o Talebani.[15] In Afghanistan vengono utilizzate anche truppe mercenarie. Sarebbero almeno 25.000, e possono agire al di sopra delle leggi civili e militari. Le agenzie che si occupano di mandare queste truppe sono di proprietà delle grandi corporation come la DynCorp, la Kellog, la Blackwater, Brown and Root ecc. Queste truppe "speciali" forniscono anche protezione al presidente Karzai, e sono dotate di armamenti altamente tecnologici. Amnesty International, in un rapporto del maggio 2006, ha denunciato numerosi casi di tortura e di violenza sessuale commessi dalle truppe mercenarie. In Afghanistan esiste un giro di cacciatori di taglie. Le autorità americane hanno posto taglie per catturare i nemici delle loro liste nere, come nel Far West. Le taglie vanno dai 25 milioni di dollari ai 5 milioni di dollari, a seconda dell'importanza data al personaggio. I comandi USA, basandosi sui racconti delle loro spie, indicano di volta in volta chi ammazzare, mandando truppe, o qualche aereo a bombardare. E fare a pezzi esseri umani si chiama ora – nel sito ufficiale del Ministero della Difesa italiano – “bonifica del territorio”. Nessun commento. All'operazione, come ci informa lo stesso sito, “contribuiscono 70 Paesi dei quali 27, tra cui l'Italia, hanno offerto "pacchetti di forze" da impiegare, per la condotta dell'operazione militare vera e propria”. Inequivocabile. E allora come mai i politici dell’attuale maggioranza continuano a intorpidire le acque? Hanno forse paura di essere considerati “guerrafondai”? ... Alcune idee si sono fatte largo e sono finite dentro la coscienza di molti, nella loro etica, nel modo di concepire i rapporti tra esseri umani. Una di queste idee è che non esista più giustificazione alcuna per la guerra. Né etica, né storica, né politica. Per quel movimento di coscienze, nessuna guerra sarà “mai più” accettabile né negoziabile.[16] Il numero dei morti nelle numerose operazioni belliche della Nato viene omesso, e il nemico viene genericamente chiamato "Talebano", che in Occidente è sinonimo di "terrorista". Nel Patriot Act, approvato il 24 ottobre del 2001, il concetto di "terrorismo interno" è talmente vago che è possibile farvi rientrare tutti i reati non a scopo di lucro in cui si sia fatto uso di "armi o dispositivi pericolosi" che "appaiono tesi a influenzare la politica di un governo con l'intimidazione o con la coercizione, (o) mettano in pericolo la vita umana in violazione del diritto penale". Una definizione così vaga permette di avere un campo d'azione assai ampio, violando i diritti umani. Gli anglo-americani, attuando rapimenti di giornalisti o occidentali, attraverso manodopera locale, otterrebbero diversi vantaggi: far capire agli occidentali che chi avversa il potere degli occupanti agisce da criminale terrorista, e intimidire i giornalisti occidentali, in modo da tenerli lontani da alcune zone, per scongiurare il pericolo che possano emergere fatti sconcertanti, come omicidi mirati di civili, o torture contro semplici cittadini. Inoltre, attraverso i rapimenti, l'attenzione viene dirottata sui presunti crimini dei Talebani così da far passare sotto silenzio i numerosi e quotidiani crimini della Nato. Ciò è avvenuto anche in Iraq. Ad esempio, poco tempo prima delle operazioni che avrebbero distrutto Falluja, avvennero diversi rapimenti di giornalisti che erano diretti in quella città. Farli rapire ha significato accrescere i sentimenti negativi contro la resistenza, e ha evitato che quei giornalisti vedessero la distruttività con cui gli americani si accanirono contro la città di Falluja, utilizzando anche terribili armi chimiche, che decimarono la popolazione mentre si trovava in preghiera nelle proprie case. Il 4 marzo, gli americani spararono sulla folla che protestava, uccidendo almeno 16 afgani e ferendone 29. Successivamente, costrinsero i fotoreporter a cancellare le immagini dell'evento. Il giorno successivo, la Nato bombardò Kapisa, distruggendo diverse abitazioni e sterminando un'intera famiglia. Nove persone morirono, di cui due erano bambini e cinque donne. Il rapimento del giornalista Daniele Mastrogiacomo è avvenuto proprio mentre la Nato stava attaccando ferocemente alcune zone del paese, uccidendo numerosi civili. Si trattava della più importante offensiva dal 2001, fatta mentre migliaia di persone protestavano per le stragi di civili ad opera delle truppe americane e gridavano "morte agli americani". L'operazione, chiamata "Achille", vedeva in azione ben 4.500 soldati della Nato (in Afghanistan ci sono 33 mila soldati Nato) e mille afgani. L'operazione è stata insabbiata dai media anche grazie alla notizia del rapimento del giornalista italiano. Ad oggi non si conosce il numero delle vittime. Il giornalista di Repubblica, poco prima del rapimento, era entrato in contatto con alcuni agenti di sicurezza afgani, che gli avevano riferito che era stato assai preoccupante l'attacco kamikaze contro il vicepresidente americano Dick Cheney, dato che "la visita era del tutto segreta e sconosciuta". Mastrogiacomo aveva notato che c'era un contatto fra le reti di intelligence e i cosiddetti Talebani. Per capire chi è il vero nemico indicato dagli Usa è necessario analizzare i fatti. Se questo nemico fosse, come da loro indicato, costituito da un gruppo di criminali, come mai una superpotenza con capacità di controllo abnormi non riesce ad arrestarli? Come mai Dick Cheney , che esalta la potenza americana, sostiene che si potranno avere 50 (cinquanta) anni di lotta al terrorismo? Se si trattasse di una banda di delinquenti, come mai non si utilizzano i metodi investigativi e dell'intelligence di cui gli Usa sono esperti? E' credibile che una banda di criminali, per giunta descritta come priva di equilibrio psichico, possa sfidare una superpotenza che tiene in scacco il mondo intero? C'è qualcuno che crede che l'esercito più potente del mondo, con l'appoggio di tutti gli altri paesi della Nato non possa sconfiggere poche migliaia di presunti "Talebani"? Se ciò non accade è perché i nemici degli anglo-americani e della Nato non sono poche migliaia di persone, ma quasi l'intero popolo afgano, che non accetta, come il popolo iracheno, l'occupazione straniera del proprio paese. Anche il diritto internazionale accetta come legittima difesa la sollevazione contro l'oppressore. Dal 2001 ad oggi, questa assurda guerra in Afghanistan ha causato almeno 50.000 vittime. Dopo l'11 settembre, oltre 500.000 afgani si sono rifugiati in Iran o in Pakistan. Oggi ci sono almeno 5 milioni di rifugiati afgani. In Afghanistan ci sarebbero 7 mine inesplose per ogni abitante, e ogni mese ne esplodono in media 88, ferendo, mutilando o uccidendo. Per fare in modo che le vittime siano bambini, gli americani hanno fabbricato mine a forma di bambola, di penna stilografica, o con colori simili ai pacchi-viveri che vengono distribuiti dalle organizzazioni di beneficenza. Le autorità occidentali hanno letteralmente distrutto l'Afghanistan, come spiega Mamdani Mahmood: "Su una popolazione iniziale di venti milioni, un milione è morto, un milione e mezzo è stato mutilato, altri cinque milioni sono diventati profughi, praticamente tutti i venti milioni hanno dovuto lasciare la propria casa. Infine, l'Onu ha calcolato che circa un altro milione e mezzo è clinicamente impazzito, mentre il resto della popolazione vive oggi nel paese più minato del mondo".[17] Sarebbe ora che si dicesse la verità: il colonialismo occidentale non è mai finito, e da secoli si vale dei metodi più criminali per sottomettere le popolazioni, utilizzando la giustificazione paradossale di difendere la "democrazia" o i "diritti umani". Le autorità occidentali spacciano i crimini per filantropia. "Pacificare" per loro significa sottomettere al potere occidentale, e per gli afgani ciò equivale ad accettare di vivere in estrema miseria e rimanere sotto occupazione militare, col pericolo continuo di essere uccisi o torturati. Questo spiega perché il popolo afgano preferisce sollevarsi e combattere anziché rassegnarsi. Non si può più negare che esiste una resistenza civile contro l'occupante americano. Questa resistenza è anche pacifica, e si articola attraverso proteste, manifestazioni, associazioni per i diritti umani ecc. Ad esempio, l'Associazione Rivoluzionaria delle Donne dell'Afghanistan (Rawa)[18] lotta per i diritti delle donne calpestati anche dalla costituzione confessionale stilata dagli americani. Le popolazioni che subiscono le operazioni di peacekeeping non godono degli stessi diritti che abbiamo noi, perché il loro paese è occupato e dominato da forze straniere, che per tenerli sotto controllo le terrorizzano e perpetrano ogni sorta di crimine, in nome dei "diritti umani" e della "missione di pace". Autrice del libro: "DITTATURE: LA STORIA OCCULTA" Antonella Randazzo ha scritto Roma Predona. Il colonialismo italiano in Africa, 1870-1943, (Kaos Edizioni, 2006); La Nuova Democrazia. Illusioni di civiltà nell'era dell'egemonia Usa (Zambon Editore 2007) e Dittature. La Storia Occulta (Edizione Il Nuovo Mondo, 2007). [1] Washington Post, 1 giugno 1979. 3月19日 ...pan per focaccia......In questi giorni in cui ho dovuto per vari motivi trascurare un pò questo mio spazietto sono stata sommersa dalla stessa mail sulla petizione on line sull'idrogeno che proviene dal blog di Beppe Grillo che vi riporto e su cui mi soffermo un attimo a riflettere. La mail dice:
Un cittadino italiano ha finalmente deciso che gli fa troppo male respirare le polveri sottili e vedere persone a cui vuole bene morire di cancro intorno a sé per il benessere delle multinazionali petrolifere e ha chiesto alla commissione europea (dipartimento dell'ambiente) di creare una legge che obblighi i padroni del petrolio ad installare accanto ad ogni distributore di benzina almeno un distributore ad idrogeno e di incominciare a produrlo utilizzando energie rinnovabili. In parole povere questa legge favorirà l'introduzione sul mercato delle automobili ad idrogeno a ***ZERO INQUINAMENTO*** e ad alte prestazioni!!! Finalmente potremo respirare a pieni polmoni e anche i figli dei nostri figli! L'auto del futuro esiste già ed in vari modelli! Bastano 800.000 firme per far abbassare la testa ai padroni del petrolio. Firmate la petizione per voi, i vostri amici e parenti! Cogliamo questa opportunità e facciamone un'arma, anche per altre piccole battaglie. PER FIRMARE LA PETIZIONE SUL LINK QUI SOTTO: http://www.petitiononline.com/idrogeno/petition-sign.html PS: per favore, fatela girare, questa e' seria ... non diciamo poi che non cambia mai niente se non ci impegniamo almeno in queste occasioni. Allora comincerei col dire, che per quanto lo ritenga quasi sempre in buona fede forse Beppe Grillo ogni tanto dovrebbe pensare più a fare il comico e lasciare parlare di certi argomenti gli addetti ai lavori, al fine di evitare di diffondere un' iniziativa come questa abbastanza infondata e senza senso. A parte il fatto che mi chiedo il in quale strana campana di vetro sia vissuto promotore di tale petizione fino al momento di svegliarsi e di pensare di avere il potere di cambiare la politica delle multinazionali del petrolio solo con una raccolta firme. Non lo sa, il signore in questione che ci sono orde di associazioni di ambientalsti consumatori, no-global, pacifisti di tutto il mondo che da decennni lottano per mettere fine al monopolio mondiale dell'alimentazione a petrolio in quanto, non solo maggior responsabile dell'inquinamento terrestre ma anche, principale causa per cui negli ultimi 20 ann si sono viste muovere ingiuste e sanguinarie guerre. Poi ci pensa adesso al futuro dei suoi figli, solo adesso che si comincia a senitre le prime vere e concrete avvisaglie del surriscaldamento globale causato dall'effetto serrà, non pensa che forse sia un pò tardino? Ma principalemente quello che voglio contestare è proprio la richiesta fatta in questa petizione. IL signore illuminato chiede che vengono istallati a fianco di ogni pompa d benzina un distributore ad idrogeno per favorire, scrive, l'utilizzo delle vetture ad idrogeno nella cittadinanza. Ma quello che forse il signore non sa è che per quanto giusto pochi giorni fa diversi paesi europei si siani impegnati a sostenere il progetto di case automobilistiche quali la BMW, la Honda e la Mercedes, per la produzione di alcune auto ibride ad idrogeno - ibride nel senso che sarenno alimentate sia a idrogeno che a benzina - alla luce degli obiettivi prefissati dal parlamento di bruxelles per la riduzione del gas serra antro il 2020 attraverso l'investimento in fonti rinnovabili, e che proprio in italia diverse realtà stanno investendo nell'idrogeno come Napolii e Benevento che stanno per mettere a disposizione del loro corpo dei vigili urbani il motorino ad idrogeno, a tutt'ora al mondo esistono pochissime macchine alimentate anche a idrogeno di propretà di privati e la maggior parte si trovano oltre oceano quindi la proposta di costruire distributori per tutta la penisola risulta abbastanza dispendiosa nonchè prematura perchè e inutile illudersi, le spese ricadrebbero in parte sulle spalle delle amministrazioni locali altro che multinazionali - .Forse sarebbe più opportuno firmare qualcosa affinchè chi ci amministra dimostri davvero di investire in fonti alternative e rinnovabili, come promesso dal nostro leader i giorni scorsi. Tra l'altro un distretto ad idrogeno, il terzo in Europa esiste già sul nostro territorio ed è situato sulla statale vicino Pontedera. Non solo, ritengo che quando ci si prende la briga di mettere su un' iniziativa di questo tipo bisognerebbe essere perlomeno informati sull'argomento. Nella mail qui sopra si sostiene una tesi falsa, quella dell'idrogeno come fonte a inquinamento zero. Purtroppo l'idrogeno non si trova in natura, non è una fonte bensì un vettore che viene ricavato per elettrolisi mediante la combustione di fossili, procedimento che produce aimè scorie inquinanti. Con questo non volglio certo affossare le speranze che molti di noi riversano nella sperimentazione sull'idrogeno, anzi la sostengo in un ottica di riduzone del danno, in quanto sempre meno inquinante rispetto al petrolio, ma è giusto dire le cose come stanno onde a finire poi col sentirsi accusare di vendere pan per focaccia. Infina ritengo che sia del tutto inapropriato il destinatario della petizione. NOn è, secondo me alle multinazionali del petrolio che bisogna appellarsi per salvare il nostro pianeta ma ai nostri governi che devono investire nella ricerca di fondi energetiche alternative con impatto ambientale quantomeno sostenibile se proprio non pari a zero, e alla coscienza di ognuno di noi che facciamo presto a lamentarsi che non esistono più le mezze stagioni, che l'estate è sempre più calda e dell'inverno che non arriva , ma tardi a lasciare la macchina parcheggiata sotto casa o ad indovinare il cassonetto giusto per buttare la spazzatura.
|
|
|